Daniela Musumeci

Di Umberto Santino conosciamo e apprezziamo tutti la scrittura nitida, asciutta, diretta, concreta di cui si materiano i suoi numerosi e imprescindibili studi sulla mafia; come conosciamo la sua graffiante satira politica che riecheggia Luciano e Giovenale. In minor numero, però, abbiamo letto e amato le sue ricerche storiche, per esempio sulla Santuzza o sul Trionfo della Morte, le sue favole (Dalla parte di Pollicino, Le fiabe di Nonna Eroina), i suoi racconti (Le colombe della rocca), le poesie dedicate alla madre (La ragazza che eri).

Ecco, le poesie… È uscita da poco per Di Girolamo editore la silloge Appunti per un libro di versi che raccoglie i componimenti inanellatisi nel tempo, dal 1964 a oggi, ordinati per serie cronologiche e percorsi tematici: la rivisitazione laica di topoi religiosi come il Sinai o Emmaus, l’odiosa amata Palermo, i viaggi, i classici da Omero a Eliot, le arti figurative e la storia, la denuncia politica. Nel lunghissimo arco temporale e nel variare della narrazione, la scrittura si evolve: più lirica, rarefatta e sperimentale all’inizio, più sapida e tangibile negli anni recenti. Due esempi.

Una delle prime composizioni, Gli uccelli di passo, suona così. 

Sono tornati gli uccelli di passo.

Dormono sugli orizzonti

bevono nelle nuvole.

 

L’albero

condannato alle sue radici

si rassegna all’inverno.

 

C’è la levità di un haiku, ma anche lo smagarsi dell’ermetismo. Invece una delle ultime è quasi un amaro aforisma, Europa 2022.

 

La guerra fredda è finita

la parola passa alle armi,

la lingua più diffusa 

sul Pianeta Terra.

 

Per Mezzocielo, mi si chiede di rintracciare in questo mirabile libro le figure femminili. 

Alcune sono in effige, come Eleonora d’Aragona e l’Annunziata, le signore di Palazzo Abatellis, o le vergini celesti dei nostri Quattro Canti, Cristina, Agata, Ninfa e Oliva; altre in carne e ossa: la madre, la ragazza che eri, Anna, compagna di una vita, Felicia Bartolotta, le madri di Palermo. Leggiamo proprio Le madri di Palermo.

 

Le pietre dei quattro mandamenti

Si sono finalmente svegliate.

In testa ai cortei

avanzano le madri.

Sangue e pudore

tenerezza e rabbia.

Madri di cento figli

con le mani gonfie

e i grembi sformati.

In faccia ai signori

partoriscono la città.

 

E viene subito in mente la toccante foto del 1977 di Letizia Battaglia: Mamma con i figli e il neonato con la mano rosicchiata dal topo, che ha la costruzione di una madonna raffaellita ma è dolente come in una deposizione.

 

Le poesie per la madre nel suo 85° compleanno mescolano nostalgia, tenerezza e ammirazione risvegliate da un’antica foto di lei giovane, la scarpina a disagio/ sul selciato e gli occhi/ che si chiedono: ma dove/ sono finita? Eppure, ella diviene archetipo sacro: La mano che taglia il pane/ dopo averlo segnato/ come un’eucaristia/ rinnova il gesto delle madri/ che porgono il seno/ ai loro figli.

 

Ed Anna: Anna alla manifestazione insieme con le altre donne a scandire slogan, Anna sposa per sempre nonostante lo squallido ufficio del rito civile tutto timbri e scartoffie, Anna nei piccoli gesti quotidiani, nei momenti in cui tutto dovrebbe accadere/ e non accade nulla.

 

E infine Felicia, lei davvero archetipo, archetipo della madre coraggio, ma innanzi tutto intensamente viva e amata e stimata, sorretta sì negli anni lunghi delle lotte per preservare integra la memoria di Peppino, benché in fondo fosse lei a sorreggere tutti, con la forza della sua tenerezza, della sua determinazione, della sua ironia. Ora da morta/ potrai spalancare le finestre/ con mani più sicure. Anche qui è evocata la suggestione di una foto, quella celebre di lei che apre con dolcissimo e triste sorriso le persiane di casa.

 

Attraverso questa galleria di ritratti ci convinciamo del sincero “femminismo” di Umberto Santino, del suo profondo rispetto per le donne dalla schiena dritta che la vita gli ha dato di incontrare.